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Saltare fuori dal karma

Saltare fuori dal karma

Uscire dal karma è un argomento piuttosto quotato nell’ambiente della meditazione, saltare fuori dal karma è possibile, è quello che insegna lo zen. Il karma è descritto come il destino della persona, determinato dalle sue scelte passate: è come una ruota che continua a girare e ripetersi. Un giorno mi sento a mille, il giorno successivo sono a terra, un giorno ho successo e il successivo mi sento un completo fallimento, l’amore col tempo si trasforma in odio. Questi sono solo alcuni esempi generici. Per andare più nello specifico in genere parliamo di karma quando nella vita di una persona emergono dei cicli ricorrenti: un classico esempio è una donna che si chiede “perché mi innamoro sempre di uomini che finiscono per trattarmi male?”, oppure un uomo che dice “perché mi trovo sempre accanto delle rompiscatole?”. Il ciclo che si ripete nella vita viene interpretato come “c’è qualcosa che devi imparare e ancora non hai imparato, solo nel momento che avrai imparato la lezione il loop si interromperà”. Il che è essenzialmente vero, nella mia esperienza, allo stesso momento questa affermazione può essere anche fuorviante.

Fuorviante nel senso che con questa conoscenza posso fare qualcosa di utile, che velocizzerà la mia evoluzione, ma anche qualcosa di inutile, che la rallenterà. Questo accade perché la mente è quasi sempre molto occupata a incasinarmi le cose. Perciò se inizio a pensare a tutto in termini di karma, di cosa devo imparare, dell’origine del problema eccetera, corro il rischio di perdermi in un labirinto di pensieri che mi porta nel futuro e nel passato. Affronto il problema da un punto di vista mentale e cerco di risolverlo attraverso la mente, e questo non funziona molto bene. Sarò sempre più lontana dal momento presente, perché mi perderò nei pensieri, correndo anche il rischio di sentirmi inadeguata perché io mi sono creata questo karma, io lo devo scardinare e non ci riesco. La mente usa tutto ciò che è a sua portata di mano per continuare a ricoprire il ruolo di capo indiscusso del mio essere. Nel momento stesso in cui penso che dovrei seguire il cuore perché è giusto, perché è vero, perché… (riempi i puntini con la tua particolare fissazione) sono nella mente. Pensare a quello che dovrei fare è un meccanismo della mente perciò pensare a ciò che sarebbe giusto che facessi per sfuggire al mio karma mi porta via dal presente, e io posso uscire dal karma solo se entro nel momento presente.

E’ un trucco molto astuto: la mente mi tiene impegnata a pensare all’illuminazione, e così ritarda la mia evoluzione, la mente mi tiene impegnata a pensare al karma e io non ne esco. La mente scimmia -chiamata così nella tradizione buddista perché è quella parte della mente che è astuta ma che continua a ripetere cose senza senso e ci distrae dalla meditazione- si sente a suo agio nella vita all’interno del karma, a lei non interessa proprio uscirne e se io continuo a darle banane, cioè nutrirla di pensieri sul karma, il destino, l’illuminazione o quant’altro, continuerà sempre a volerne di più. Non le basterà leggere un libro, ma ne vorrà un altro e ancora, che leggerò nella speranza un giorno di illuminarmi comprendendo a livello intellettuale le leggi dell’esistenza. Uscire dal karma così non è possibile, bisogna saltarne fuori.

Quindi quando la mente scimmia si mette a strepitare che io sono qui per il mio karma e mi elenca una serie di cause e effetti, cercando di mettere le cose in ordine, l’unica risposta intelligente per me è saltarne fuori. Non prestarle attenzione, concentrarmi sul momento presente. Torno al respiro, mi immergo in ciò che sto facendo, se non sono impegnata scelgo di svolgere un’attività che mi aiuta a tornare qui ed ora, che sia meditare o andare nella natura, o cucire non importa. So cosa mi aiuta a essere presente e lo faccio. E’ questo il modo di saltare fuori dal karma: uscire dalla mente scimmia che mi porterà a prendere sempre le solite decisioni che inevitabilmente mi porteranno ai soliti risultati.

Causa ed effetto non sono due cose diverse. L’effetto di oggi sarà la causa di domani. Non c’è causa, isolata, che produce un effetto; sono correlati. Non esiste una legge di causa ed effetto, il che significa che non esiste realmente qualcosa come ciò che chiamiamo karma. Per noi, karma significa un risultato con una causa precedente, ma nell’intervallo tra l’effetto e la causa c’è stato il tempo. In quel periodo c’è stato un enorme cambiamento e quindi l’effetto non è mai stato lo stesso. E l’effetto produrrà un’altra causa che non sarà mai semplicemente il risultato dell’effetto. Non dire, “Non credo nel karma” non è questo il punto. Karma significa, molto semplicemente, l’azione e il risultato, con la sua ulteriore causa. Semina un seme di mango ed è destinato a produrre un albero di mango, ma la mente umana non è così. La mente umana è capace di trasformazione in se stessa, comprensione immediata, che è una rottura dalla causa, sempre.

Krishnamurti

A tale proposito vorrei riproporre qui sotto una storiella che ha narrato Osho. Non sono riuscita a ritrovare il testo originale quindi vi propongo la versione che ricordo da quando mi è stata letta. Godetevela!

Il saggio e il musicista

Un vecchio saggio aveva meditato per più di cinquanta anni sotto ad un albero. Si sentiva calmo e in pace con sé stesso. Era sicuro di essere arrivato vicino all’illuminazione, quando un giorno un monaco musicista che passava di lì decise di riposarsi e ripararsi dal sole proprio sotto lo stesso albero.
Il musicista suonava, pieno di gioia per l’esistenza e la sua stessa vita. Era piuttosto rumoroso. Il vecchio saggio all’inizio cercò di ignorarlo. Continuò a restare seduto in silenzio per un po’, ma era infastidito, mille pensieri si accalcavano nella sua mente. A un certo punto non ne poté più.
“Ma la vuoi smettere di cantare? Non vedi che sto cercando di meditare? Con tutto questo chiasso mi distrai.”
Il musicista si fermò sorpreso, la sua musica era in genere molto apprezzata, mai era successo che qualcuno si arrabbiasse così.
“Chiedo scusa, non pensavo che la mia musica fosse una distrazione. Sto cantando la felicità che provo ad essere qui, vivo, sotto questo albero accanto a un compagno ricercatore.”
In quel momento scese un angelo dal cielo e si soffermò vicino a entrambi.
Vedendolo il vecchio saltò in piedi.
“Oh emissario del divino” disse “sono cinquanta anni che siedo sotto a questo albero a meditare. Dimmi, quanto tempo dovrò aspettare ancora prima dell’illuminazione?”
L’angelo piegò il capo in modo rispettoso “Ancora trenta vite” disse.
Allora anche il musicista si incuriosì “E io? Quante vite dovrò aspettare?”
“Solo quattro vite” rispose l’angelo deciso.
“Ma come?” disse il vecchio “io che ho passato una vita a meditare ho ancora trenta vite e questo folle solo quattro? Che storia è?”
Il musicista intanto aveva già iniziato a suonare.
“Solo quattro vite,” cantava “solo quattro splendide, magnifiche vite prima dell’illuminazione. Sfrutterò il tempo che mi rimane per celebrare!”
E in quell’attimo si illuminò.

Febbraio 12th, 2018|Ricerca interiore|0 Commenti

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