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Quando la ricerca interiore sembra una lotta

Quando la ricerca interiore sembra una lotta

Quante volte sulla strada della ricerca interiore mi sono soffermata stanca, chiedendomi se non fosse stato più facile non averla mai intrapresa? Leggendo Rumi mi sono ricordata dei miei primi anni di ricerca: correva l’anno 2008 ed abitavo a Penninghame House, centro di meditazione e macrobiotica in Scozia. E’ stato un periodo difficile e bellissimo, momenti di gioia e intuizione si alternavano a fasi di depressione e scoraggiamento, scoprivo sempre cose nuove su di me e sulla realtà, per me era come aver varcato la porta su di un modo inesplorato.
Quello che mi stava accadendo è qualcosa che riconosco negli occhi e nei cuori di tanti compagni di viaggio che incontro in questo periodo perché, con la pratica della presenza e della meditazione, il primo fenomeno che accade è proprio la presa di coscienza dei limiti che ci auto-imponiamo. Vediamo con chiarezza le nostre abitudini autodistruttive, le nostre reazioni automatiche, e allo stesso momento non possiamo fare a meno di metterle in atto. All’epoca mi sentivo presa, prigioniera dei miei “loop” o circoli viziosi, e il mio cuore soffriva più di prima. Ciò che accade in questi casi è semplicemente che, con l’aumento di coscienza, aumenta anche il materiale che il super-ego può utilizzare contro di noi. Quindi più cose impariamo, più giudizi è possibile che nascano anche su noi stessi. Questo è quello che in gergo viene chiamato “giudice spirituale”. E’ quella parte del super-ego, che a volte assume la voce o i tratti caratteristici di un nostro maestro o guida, che si traveste da “buono” e ci giudica per i nostri difetti, dicendoci come dovremmo essere. Quindi per esempio se scopro che non riesco ad impormi con il mio capoufficio, che tendo a difendermi mettendomi di fatto nella posizione di un subordinato e non di un essere umano suo pari, il “giudice interiore” sarà quella voce che mi dirà: «vedi, ci sei cascato di nuovo, tu non hai le palle e non ce l’avrai mai».
Ed è qui che arriva quel momento nella vita di un ricercatore in cui inizia a chiedersi “Ma perché ho intrapreso questo cammino?” oppure “Non sarebbe stato meglio essere incosciente?”, “Non era meglio prima?”. Il fatto è che fondamentalmente, quando siamo arrivati a questo punto, è già ormai troppo tardi. Solo un numero esiguo di persone è capace di mollare.
Rumi tratta di questo argomento in una poesia che ho letto in questi giorni e raffronta questa lotta allo scontro di un uomo contro un orso.

[…] In un rigido giorno una pelliccia d’orso galleggiava sul fiume. Dissi a un uomo che non aveva vestiti: “Buttati dentro e tirala fuori”.

Ma la pelliccia era un orso vivo e l’uomo che si era buttato con tanto entusiasmo fu preso dagli artigli di ciò che era andato a carpire.

“Lasciala andare”, dissi. “Lottare non ti servirà”
“Lasciarla andare? E’ lei che non mi lascia”.
Silenzio. Solo un accenno. Chi ha bisogno di volumi di storie?

Da “L’Attrazione dell’Amore” in “L’Amore è uno Straniero: poesie scelte di Jelaluddin Rumi” di Kabir Edmund Helminski, Ed Astrolabio, 2000.

Una pelliccia d’orso galleggiava su un fiume, il poeta la vide e disse ad un uomo che non aveva pelliccia “Buttati dentro e tirala fuori”. Io mi sentivo proprio come quell’uomo senza pelliccia, mi mancava qualcosa, avevo bisogno di qualcosa; quello che all’epoca raffiguravo come la mia autostima, o la mia capacità di autodeterminazione e autoaffermazione. Quello che sentivo mi mancava per essere in pace con me stessa e vivere una vita felice.
Mi tuffai nel fiume per prenderla: iniziai a fare auto-indagine, a praticare la meditazione regolarmente, a mettermi in dubbio e a scoprire chi ero veramente. Ci voleva del coraggio, ma non avrei potuto farne a meno, ero stufa di vivere una vita in cui riconoscevo delle situazioni cicliche, con delle problematiche che si ripresentavano regolarmente e mi perseguitavano fin dall’infanzia. Mi tuffai, ma proprio come nella storia della poesia, una volta vicino alle pelliccia mi accorsi che era invece un orso vivo. Il mio super-ego si era accorto della mia intenzione, volevo trovare me stessa e liberarmi dal suo giogo. Temendo per la sua sopravvivenza si scagliò con forza contro di me, così come accade per tutti dovetti lottare e lottai duramente. Ne andava di mezzo la mia stessa sopravvivenza, lui non mi avrebbe dato scampo, se mi fossi arresa mi avrebbe mangiato viva e nulla sarebbe più rimasto della vera me.
La lotta è dura e ci sono momenti in cui desidereremmo non averla mai intrapresa. Ma per i forti d’animo è inevitabile, così come la vittoria, perché arriva un momento in cui ci accorgiamo che il super-ego è solo una proiezione e la nostra verità è l’unica cosa che esiste.

Febbraio 12th, 2017|poesia, rumi|0 Commenti

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