La meditazione del sassolino che cade è una tecnica facile e veloce, perfetta per quando non abbiamo molto tempo ma sentiamo il bisogno di rilassarci e centrarci.

Sappiamo che meditare ogni giorno ci fa bene e conosciamo anche il vecchio detto zen: “Dovresti sedere in meditazione venti minuti al giorno, a meno che tu non sia troppo indaffarato, allora dovresti meditare un’ora”. Spesso ci diciamo “lo farò dopo” oppure “adesso non posso”, e in conclusione quando arriva la sera siamo troppo stanchi per meditare!

Questo detto è profondamente vero, a tutti è capitata l’esperienza di avere troppo da fare e non avere tempo e più ci affrettiamo a fare le cose meno tempo abbiamo. Einstein aveva proprio ragione, il tempo è relativo e quando si ha fretta scorre più veloce! Non solo, in questi casi tendiamo a fare un sacco di errori e quindi a dover svolgere la stessa attività più e più volte, fino a che i risultati sono soddisfacenti. E’ un cane che si morde la coda, ma possiamo anche uscirne.

Nella mia esperienza un modo molto funzionale per creare nuove abitudini non è sconvolgendoci l’esistenza con ritmi del tutto nuovi, ma introdurre cambiamenti graduali, perché così sarà molto più difficile tornare indietro sui nostri passi. Imporsi di fare yoga tutti i giorni o di meditare un’ora al giorno potrebbe essere troppo, soprattutto se si hanno un lavoro e una famiglia, ma venti minuti è un obiettivo realistico che ci può portare a grandi risultati sul piano della salute mentale e fisica. Per questo ho deciso di postare ogni settimana una tecnica di meditazione o di rilassamento che si possa svolgere circa in venti minuti. Eccetto durante le settimane in cui sono troppo indaffarata, allora ne posterò una che dura un’ora!

La tecnica del sassolino che cade è una meditazione molto semplice, che ci aiuta a lasciar andare i pensieri e soprattutto a lasciar andare le nostre tensioni fisiche mentre la pratichiamo. Prima di tutto assicurati di indossare vestiti morbidi, che non stringano, e siediti con la schiena eretta in una posizione comoda. Una posizione comoda significa che potrai restare immobile (più o meno) per 20 minuti, quindi dipende un po’ da cosa preferisci. Puoi sederti semplicemente su di una sedia e appoggiare la schiena allo schienale, oppure su di un cuscino a gambe incrociate e tenere la schiena dritta da solo, oppure (questa è la mia preferita) sedere su di un cuscino ed appoggiare la schiena ad un muro. E’ importante che la schiena non scivoli e si torca, perché potrebbe essere una distrazione, ma anche perché potrebbe risultare doloroso dopo un po’. Una volta che ti sei assestato puoi mettere un timer per segnare l’avvio, il consiglio è di praticarla 20 minuti, ma se ti pare troppo all’inizio puoi provare con 10 o 15 minuti.

Quindi chiudi gli occhi e focalizza la tua attenzione sul respiro. Ascolta come l’aria entra dalle narici e riempie i polmoni, non cercare di rallentare il respiro, ma osserva semplicemente. Porta attenzione a dove ti appoggi sul cuscino e in caso anche dove poggia la tua schiena. Continua a focalizzare la tua attenzione sul respiro e sull’appoggio. Quando ti senti pronto visualizza nella tua mente un sassolino che cade ed entra in una corrente d’acqua limpida. Il sassolino è lento e continua a cadere, scivolare lentamente sempre più in giù. Mentre il sassolino cade senti come la gravità ti ancora alla terra, ascolta il corpo e se senti qualche tensione che contrasta la forza di gravità lasciala andare. Segui il tuo respiro e piano piano i tuoi muscoli si rilasseranno, la tua mente si acquieterà, fino a che il sassolino arriverà sul fondo e potrai riposarti.

“Non combattere – perché chi combatterà? Chi sei tu? Solo un pensiero, quindi non trasformarti in un campo di battaglia dove un pensiero ne combatte un altro. Invece diventa un testimone, guarda semplicemente i pensieri che galleggiano. Si fermano, ma non si fermano perché tu li fermi. Si fermano quando diventi più consapevole, non perché tu hai fatto uno sforzo per fermarli.” Osho

Mentre ti eserciti in questa meditazione accadrà a volte che dei pensieri arrivino e ti distraggano da ciò che stai facendo. Magari penserai al lavoro, o a quello che vuoi cucinare per cena, qualsiasi cosa. A me capita ancora dopo anni di pratica, perché ho una mente molto attiva, e non c’è niente di male! Le persone che subito riescono a staccarsi dai pensieri sono poche, per tutti noi altri il lavoro è molto semplice. Ogni volta che ci accorgiamo che dei pensieri ci stanno distraendo torniamo al respiro, sentiamo il corpo, e visualizziamo di nuovo il sassolino che cade, lasciando andare le tensioni. In realtà è molto importante come reagiamo ai nostri pensieri, perché più ci arrabbiamo (con loro e con noi stessi) più diventano forti. In realtà più cerchiamo di evitare di pensare e più la nostra mente diventerà attiva. Il segreto qui sta nel riallinearsi senza giudizio. Mi sono distratta, torno al respiro. Mi sono distratta di nuovo, torno al respiro. Senza fretta, senza paura di sbagliare, senza condanne o lotte con la mente.

A proposito di questo mi è tornata in mente una storia buddista narrata da Osho.

Un giorno un uomo si recò da Tipola, grande maestro spirituale indiano, e gli chiese quale era il segreto della sua grande pace, come faceva il maestro a meditare per ore senza che pensieri si affacciassero alla sua mente. Tipola cercò di spiegare che non c’era alcun segreto, che per anni aveva praticato, fino ad affinare la tecnica ed essere in grado di controllare la sua mente ed usarla come un servo. L’uomo non ci credeva, lui era sicuro che ci fosse un trucco, qualcosa di diverso, un grande segreto che il maestro custodiva e non voleva condividere. Fu così insistente che anche il vecchio maestro col tempo finì la pazienza e decise di mostrargli come funzionava la mente.

Tipola disse “Vedo che sei molto deciso e molto tenace, se vuoi sapere il segreto infine te lo dirò. Ecco c’è un mantra particolare, che uso. Ciò che devi fare è farti il bagno, metterti dei vestiti puliti, chiudere la porta, sedere da solo e ripetere questo mantra cinque volte.”
Il maestro insegnò il mantra all’uomo, che euforico si alzò di corsa per uscire dalla stanza, senza neanche ringraziare, per correre a recitare il suo mantra.
Mentre stava per uscire dalla porta il maestro lo fermò “C’è un’ultima cosa” aggiunse “mentre reciti il mantra non pensare alle scimmie.”
“Le scimmie?” disse l’uomo incredulo “Perché mai dovrei pensarci? Io non penso mai alle scimmie!”
“Bene” disse Tipola “perché così l’esercizio ti risulterà più semplice. Ma ricorda, niente scimmie, se ti viene in mente una scimmia dovrai ricominciare tutto da capo!”
“Ma perché dovrebbe venirmi in mente una scimmia?” chiese l’uomo.
“Non so” rispose il maestro “io ti ho passato il segreto che mi ha tramandato il mio maestro, quindi fanne buon uso e niente scimmie, mi raccomando.”
Ancora non aveva finito di scendere le scale del tempio che l’uomo iniziò a pensare alle scimmie. Più si avvicinava a casa e più scimmie apparivano. Entrò in casa e la trovò colma di scimmie. Cercò di fare un bagno ma non servì a nulla, una scimmia uscì dall’acqua e rise di lui. Non lo lasciarono in pace mentre si metteva i vestiti puliti e cercarono anche di impedirgli di chiudere la porta. Quando finalmente si sedette e iniziò a ripetere il mantra per un momento, un breve ma fantastico momento, pensò di averle sconfitte. Il potere del mantra le poteva scacciare! Ma una scimmia si affacciò birichina alla sua mente e iniziò a gridare. Presto dieci, cento, mille scimmie gridavano e saltavano nella sua testa. Ogni sforzo fatto per evitarle fu vano.
Si fece di nuovo il bagno, pensando di non essersi pulito bene la prima volta, si mise dei vestiti freschi e sedette di nuovo. Adesso le scimmie stavano sedute nella posizione del loto con lui, immobili ma presenti, quando cercò di dire il mantra una gli strizzò l’occhio e lui esplose, si mise a gridare alla scimmie, cercando di scacciarle via.
Dopo una notte insonne tornò dal maestro, con gli occhi gonfi ma sbarrati e un’andatura un po’ a scatti. Trovò il meastro seduto nella posizione del loto, dal suo volto emanava una pace incredibile e al vederlo l’uomo uscì di senno, gridò: “Cosa mi hai fatto? Cosa mi hai fatto vecchio pazzo? Adesso non posso trovare il modo di non pensare alle scimmie, come farò? Mi hai rovinato, mi hai rovinato facendo finta di darmi il segreto della pace interiore!”