“La grazia significa essere trasformati in modo da essere allineati con qualcosa che è più di una liberazione” Faisal

Quanto tempo passiamo a liberarci dai nostri condizionamenti e quanto tempo a cercare di vivere nella comprensione dell’unità, nella consapevolezza della connessione con il tutto? Nella vita di ogni ricercatore spirituale arrivano dei momenti in cui si rende conto che non importa quanto egli possa sforzarsi di fare, di lavorare su di sé; alcune cose avvengono e altre no. Possiamo meditare per un’ora tutti i giorni, oppure per più ore, seguire altre pratiche e cercare in ogni momento di vedere al di là dell’ego, di uscire dai giudizi che ci limitano. Eppure questo sforzo da solo non può salvarci. In realtà nella mia vita ho fatto esperienza più volte di come lottare contro il mio ego non sia utile. Seguire il mio ego identificandomici come se fosse tutto ciò che io sono mi porta lontano da me, allo stesso momento lottare contro il mio ego non ha alcun senso. Ho imparato a ricordarmi di osservarlo, ci provo quando possibile, meno spesso di quanto vorrei. L’abitudine alla lotta è dura e nell’ambiente della meditazione spesso l’ego è ancora visto come un nemico da sconfiggere.

Qui il mistico Faisal ci parla della Grazia divina e di come arrivi a suo tempo e con i suoi modi. La grazia porta la salvezza, una cosa che non possiamo fare da noi. Qui si trova anche uno dei più importanti paradossi per un ricercatore della Verità, come diceva Osho non posso arrivare all’Illuminazione, posso solo creare condizioni favorevoli perché accada. Disciplina e fiducia nell’esistenza vanno a braccetto, ricordandoci sempre che l’anima non ha fretta.

La Grazia arriva perché io creo casini

All’inizio dell’intervista Renate e Faisal stavano parlando dell’illuminazione, puoi leggere la prima parte dell’intervista cliccando qui.

Renate: Sì, ma pensi che possiamo andare lì (all’illuminazione)? Ieri sera, mentre cenavamo, hai detto che la salvezza arriva attraverso la grazia.

Faisal: Sì. L’illuminazione in generale ha a che fare con il risveglio e con la liberazione. Quando decifri questo enigma della mente e sciogli le strutture della mente, scopri la natura fondamentale della mente stessa. Questa è la liberazione per me. Questo è il risveglio. Per quanto riguarda la grazia, non puoi cavartela lavorandoci. Puoi lavorare con il metodo del Diamond Logos e con questo approccio, questo può aiutarti a vedere i tuoi condizionamenti. Puoi lavorare sistematicamente e liberare i condizionamenti e raggiungere la natura fondamentale della mente. E’ bellissimo ed è un lavoro. Ma la grazia significa essere trasformati in modo da essere allineati con qualcosa che è più di una liberazione. Come fa l’anima, questo essere individuale che ho visto ricoperto di gioielli, a navigare attraverso l’esistenza come un pavone che vola e non lascia tracce dietro di sé? Perciò la liberazione è una strada. La salvezza è un’altra strada.

La salvezza sono delle istruzioni per l’anima che le spiegano come navigare.

E da un certo punto di vista questo può sembrare parte del superego, ma abbiamo bisogno di un superego perché il cosmo ha una struttura. Se conosco questa struttura posso navigarci dentro. Perciò la salvezza non arriva da me cercando di dirigere lo spettacolo. La salvezza arriva e mi libera dalla schiavitù che ho creato, perché io stesso sono diventato quella schiavitù e non posso liberarmene da solo. Io posso liberarmi di un sacco di parti di me, ma questo “Io” rimane fino all’ultimo. Non può sciogliersi da solo. Ed è questo il momento assoluto di grazia, allungare le braccia e dire “Non riuscirò a arrivarci, ma sto cercando di arrivarci perché voglio prendere posizione da un punto di vista umano” e poi la grazia arriva dal Signore. So che sembro un predicatore, seduto qui su questa sedia, ma è il tocco dell’amore divino che dà all’anima la luce affinché gli occhi vedano come navigare. Per questo per me la libertà non è abbastanza

Renate: Ma non è già la grazia che noi siamo qui e che abbiamo una cognizione di chi siamo?

Faisal: Questo fa parte della grazia. Siamo davvero onorati di sapere ciò che sappiamo.

Renate: Ci sono così tante persone là fuori che non hanno un’idea di questo e sono perse nella sofferenza.

Faisal: Sono d’accordo. Come ho detto ieri sera, nella grazia c’è un amore che non sembra essere umano. Non è amore incondizionato e non è amore celebrativo. E’ un amore che a volte utilizza un bastone. Non è come “Ti amo per come sei”. No, c’è potere, c’è misericordia divina.

Questo amore divino sa che non posso fare altro che creare casini tutti i giorni. Il mio condizionamento fa questo.

Ogni giorno vado contro il flusso. Dormo e il mio sistema va contro il flusso e si chiude qui e lì, e potei lavorarci un milione di anni per disfarmene, ma colui che sta lavorando per disfarsene alla fine del viaggio non sa come disfarsi di sé stesso. L’amore divino, o grazia, viene sapendo che le mie attività generano costantemente la mia alienazione e separazione. Persino nella mia ricerca del divino, la ricerca stessa crea una barriera e io non posso evitarlo. Ho provato a fermarmi, a eliminarmi. Ho provato a usare l’Assoluto, la luce per dieci anni. Ogni volta che appariva l’ego gli davo la caccia come un samurai, ma l’ego è come un topolino furbo, si nasconde ovunque. Alla fine ho scoperto che questo approccio non funzionava. Io posso liberarmi, ma la grazia è un’altra cosa. Quando mi sono reso conto che non potevo farlo accadere, non potevo sciogliermi da solo, fu allora che la grazia e l’amore arrivarono, sapendo che sono un peccatore e non posso fare a meno di fare casini, di sconnettermi. Perciò l’amore non arriva e dice “Tu sei veramente il mio Amato perché mi hai servito per anni.” No, dice “So che non puoi fare a meno di combinare casini, lo so.” E questo viene dalla grazia, che è un favore immeritato. Non perché sono stato così bravo. Anche nel mio cammino spirituale, Dio sa cosa è successo. Io volevo questo e quello – in modo nascosto od ovvio – ma la grazia divina è venuta dal riconoscere che questo è ciò che sono. Io sono in ultima istanza la causa stessa della mia alienazione. Perciò ha un tocco speciale, e poi va ancora più a fondo. Quando questo amore divino prende il sopravvento trasforma la pura consapevolezza in una dimensione di delizioso amore divino. Non è un amore umano, anche se il divino è umano, lo percepisco come se fosse a un’ottava superiore. Da quell’ottava superiore si è dispiegata una visione che non si era dispiegata prima, quando ero nell’Assoluto puro. L’Assoluto era un campo.

Renate: E quale è stata la visione?

Faisal: La visione fu che viviamo in un reame, non in pezzi frammentati… non qualcosa di reale, o qualcosa di irreale.

Tutto è reale, tutto è sacro, persino le illusioni che abbiamo sono reali.

Ci sono delle frequenze nel campo, forse portano idee sbagliate, ma sono comunque reali. Perciò la visione portò via questa mia idea di separare in scompartimenti e frammentare, separando cose reale a da quelle irreali. Mi fece vedere che questo è un reame unitario, è un reame sacro, costruito con amore, con attenzione, con sacrifici, e noi ne siamo i proprietari, i cittadini. Nel rivelare questo reame e nel rivelare il mio ruolo – così come il ruolo di tutti – la visione ha cambiato la mia attitudine. Non ha a che fare con la trascendenza, non ha a che fare con l’Immanenza, le combina in un modo specifico e più mi radicavo in questo, più mi sembrava come un genitore che guarda suo figlio. Non è un bambino qualunque. L’amore arriva e c’è così tanta preziosità in tutto ciò che è qui. Non si tratta del fatto che questo mondo è un’illusione, che un giorno io sarò l’Assoluto e l’illusione se ne andrà. L’unica illusione che se ne va è l’imprinting nella mia mente riguardo all’universo. Quando l’imprinting se ne va, l’illusione se ne va e allora i miei occhi vedono, le mie orecchie sentono. Perciò oggi quando cammino, sento questo reame a portata di mano. Cristo lo disse. Disse “Il reame è a portata di mano.” Guardo gli alberi e percepisco la magia e sono meravigliato come un bambino che è stato assente da questo reame, e adesso è casa mia. Prima gli alberi erano un’illusione. La terra era un’illusione… erano tutti ostacoli fra me e l’Assoluto. E questo ha portato a una grande sofferenza. Adesso apprezzo così tanto, amo il reame.

Renate: Sei diventato un essere umano.

Faisal: Sì, questa è la grazia divina. Non siamo qui solo per far diventare spirituale l’umanità – e ne hanno bisogno – siamo qui per umanizzare la spiritualità. Per me l’essere umano è l’alfa e l’omega. Sono tutto ciò a cui puoi pensare.

Renate: L’hai detto in modo molto bello. Hai detto che l’Assoluto è la nostra natura e l’essere umano è il mandala dell’esistenza.

Faisal: Sì, noi siamo tutto ciò. Io sono l’assoluto. Io sono il corpo. Io sono la mente. Io sono l’alfa e l’omega. Questo mondo di Cristo non esclude niente, perciò tutto il paradigma del guardare questa esistenza cambia. Non è Dio che l’ha fatta, tu ed io l’abbiamo fatta, ed è la nostra casa.

Abbiamo creato gli alberi, abbiamo creato le stelle. Come abbiamo fatto?

Renate: Come abbiamo fatto? Come l’abbiamo dimenticato?

Faisal: Come l’abbiamo dimenticato? Questo è davvero sorprendente. Mi rendo sempre più conto della storia che siamo qui dall’inizio degli inizi, che siamo qui da prima del tempo e dello spazio e abbiamo creato questo spettacolo magico. Come? E come ce lo siamo dimenticato? Come? Per me questo è il dispiegarsi. Quando parlo del divino – il percepire questo reame dal divino, in cui l’umano è diventato divino, e così siamo divinamente umani. In alcuni insegnamenti segreti si dice che ci siano sette stadi del sé. Gli animai, le piante, poi l’anima che è in pace, poi l’anima che è glorificata, poi l’anima perfetta – sette stadi. Poi ce ne è uno, nascosto, ed è rivelato solo a coloro che hanno viaggiato abbastanza, che è il sé divino mondano. Tu sei la dea e sei questo essere del mondo, sei l’alfa e l’omega. Percepire questo è stata una rivoluzione. E’ una sfida che pongo adesso. Svegliamoci e vediamo chi siamo.

Renate: E’ questo l’uomo del mondo o non del mondo? Oppure il punto di luce?

Faisal: Siamo l’uomo del mondo e siamo del mondo, e non siamo del mondo. Appartiene tutto a noi. Ogni cosa. Perché dovrei escludere qualcosa? Sono di questo mondo, adesso il mio corpo è qui, se lo nego inconsciamente mi metto contro al mio corpo, ma allo stesso tempo non sono di questo mondo. Il mio essere di luce esiste in questo corpo, ma nella luce dell’assoluto. La mia natura di Buddha include questo ed oltre. E’ Diventato un approccio di integrazione. Non ho bisogno di tagliare le mie braccia e le mie gambe per essere illuminato. L’illuminazione mi mette insieme. Quando cristo ha detto “La Verità ti libererà”, alcune persone hanno detto “tu sei fatto di Assoluto e la Verità ti riporterà alla tua natura originale.” Bene, la Verità non ha bisogno di essere realizzata, è sempre realizzata. Chi è il te che deve essere liberato? Poi ho compreso che c’è un’anima, un essere unico che viaggia per l’eternità e a volte cade e a volte perde la prospettiva, poi si risveglia e ristabilisce le cose, perciò la Verità mi rivelerà chi sono. Quando ero in quella consapevolezza, il campo illuminato, mi ha rivelato chi sono, chi sta seduto qui.[guarda Renate] Renate è un essere unico.

Reanate: Adesso che l’hai menzionato… siamo un’anima che viaggia per l’eternità in questo reame, questo mi ricorda di un’esperienza che ho fatto molti anni fa e che mi ha sconvolto. Ero seduta nel giardino di qualcuno e all’improvviso – non avevo neanche gli occhi chiusi – qualcosa ha iniziato a manifestarsi, qualcosa che posso descrivere solo come un’enorme palla. Intorno a quella palla c’era una rete e ho visto me stessa in ogni incrocio dei fili della rete, in un altro tempo, in un’altra forma, nei dettagli. Ricordo che arrivò questo pensiero “Oh mio Dio, come faccio a uscire di lì?” Perché non aveva fine, e poi un attimo dopo arrivò un segno che diceva “Sei fuori di lì adesso che sei qui, dove sei adesso” E in quel momento ero fuori da tutto. Mi c’è voluto del tempo per comprendere questa esperienza.

Faisal: E’ la gloria di chi siamo e cosa possiamo essere. Ho una storia simile. Un giorno stavo lavorando con il veicolo del Candelabro, il mantello di gloria. Questo glorioso veicolo in genere arriva simile a un albero di natale, con colori, vari diamanti, e genera musica nell’aria. E’ il veicolo della celebrazione. Quindi stavo guardando il consueto candelabro di vari colori, poi il candelabro era diverso. Era una candelabro con delle piccole stelle, e in cima c’era una stella più grande e ho detto “Questo cos’è?” Arrivò un’ispirazione, tutte quelle stelle erano le mie incarnazioni precedenti e io ero la stella in cima. Perciò questo è il veicolo delle mie incarnazioni e in ogni incarnazione ho formato una psiche, una psiche diversa qui e una diversa lì, ma la grande stella è l’anima che indossa il mantello di gloria. Certo, non potevo integrarlo, perché avevo ricevuto così tante informazioni, ma sì, è quello che hai visto tu.

Renate: Condividevo questa esperienza con Hameed [A:H: Almaas] qualche anno fa e lui disse “Bene, hai fatto esperienza della ruota di Indra”, o qualcosa del genere. Sembra che le nostre siano esperienze simili – qualcosa che è là fuori e di cui possiamo fare esperienza.

Faisal: Per me la cosa più bella è che indica la tua unicità, che tu esisti realmente come un’entità che ha viaggiato e viaggia in così tanti domini, così tante vite. E questa comprensione ha liberato qualcosa di grande per me, perché io stavo solo cercando di trascendere e funzionare a partire dall’Assoluto, ma con un po’ di pregiudizio e di divisione in compartimenti. E con questa comprensione, io sono la danza, io sono ciò. E ciò ha riempito la mia anima di così tanta gratitudine e comprensione, questo in sui siamo è un reame glorioso ed è fatto in un modo specifico, e se io so come è fatto, contribuisco alla sua evoluzione, se non lo so mi ci scontro.

Chi è Faisal Muqaddam

Faisal si definisce un insegnante psico-spirituale, è fondatore del Diamond Teaching e del Diamond Logos Academy, è anche co-fondatore del Diamond Approach con A.H.Almaas. Negli ultimi 25 anni ha diffuso il suo insegnamento soprattutto negli USA e in Medio Oriente. Dagli anni ’90 ha iniziato ad insegnare e tenere corsi anche in Italia, Germania, Danimarca e Olanda. Nato nel 1946 la sua formazione è eclettica: pur partendo dall’approccio Reichiano Faisal ha studiato con molti maestri spirituali nel corso della sua vita, tra i quali Tarthang Tulku Rinpoche, Dr Claudio Naranjo e insegnanti Sufi in Medio Oriente. Attualmente vive in California, pratica ed insegna principalmente negli Stati Uniti.